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Isabel Allende Llona 23 luglio 2011

Posted by ackronos in Biografia, Letteratura Americana.
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A tre anni dalla sua nascita, in Perù, nel 1945 il padre, Tomas Allende, divorzia e abbandona la famiglia; la madre decide di tornare in Cile con i tre figli e andare a vivere nella casa del nonno aSantiago. Grazie all’aiuto del cugino del padre Salvador Allende, futuro presidente del Cile, poi morto nel colpo di Stato del 1973, a Isabel e ai suoi fratelli non mancherà la possibilità di studiare e di vivere senza problemi economici. La casa del nonno sarà poi evocata nel primo romanzo,La casa degli spiriti, che nel 1982 le darà la notorietà e che trae spunto dalle vicende della famiglia Allende. Nel 1956 la madre si risposa con un diplomatico e a causa del suo lavoro la famiglia farà dei soggiorni all’estero, prima in Bolivia, poi inEuropa e in Libano, soggiorni che le permetteranno di conoscere un mondo diverso da quello da lei fino ad allora conosciuto nella casa del nonno. Tornata in Cile, nel 1962 si sposa con Michael Frias, da cui avrà due figli, Paula e Nicolàs. Da questo momento si dedicherà al giornalismo, mestiere che sarà da lei sempre molto apprezzato. Dopo il colpo di stato di Pinochet dell’11 settembre 1973, lascia il Cile nel 1975trasferendosi a Caracas, in Venezuela, dove rimane fino al 1988. A quell’anno risalgono il divorzio da Frias ed il successivo matrimonio con William Gordon, con conseguente trasferimento in California, dove risiede tuttora, a San Rafael. Ne Il mio paese inventato Isabel rivela che Il piano infinito parla della vita di suo marito William. Nel 1991 improvvisamente la figlia Paula, a ventotto anni, si ammala di una malattia rara e gravissima, la porfiria, che la trascina in un lungocoma. La madre Isabel non abbandona la figlia per tutto il tempo e rimane al suo capezzale; durante tutto questo tempo comincia a scrivere, raccontando i ricordi della loro vita insieme in una commovente autobiografia. Un anno dopo la scomparsa della figlia, avvenuta nel 1992, la Allende pubblica gli scritti nel libro Paula (1995). Tre anni dopo, nel 1997, raccoglie alcune delle lettere di solidarietà e affetto ricevute da tutto il mondo nel libro Per Paula. Come molte altre personalità, nel 2000 ha partecipato alla vasta campagna di sensibilizzazione mondiale “Respect” promossa dall’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite: sulle note dell’omonima canzone di Aretha Franklin, diversi personaggi noti (fra cui, oltre alla stessa Allende, anche il segretario di stato Madeleine Albright e il premio Nobel Rigoberta Menchú Tum) hanno cantato e ballato. La campagna ha celebrato allo stesso tempo i primi cinquant’anni di attività dell’agenzia e i 50 milioni di rifugiati che sono riusciti a ricostruirsi una vita nella nuova terra d’adozione. In tempi più recenti Allende si è dedicata alla stesura di una trilogia per ragazzi dedicata ai nipoti: i primi volumi sono stati La città delle bestie e Il regno del drago d’oro poi ha seguito l’ultimo volume La foresta dei pigmei. Il 10 febbraio 2006 ha partecipato alla Cerimonia di apertura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006 portando, insieme ad altre sette donne famose, la bandiera olimpica. Nel maggio 2007 è stata insignita a Trento della laurea honoris causa in lingue e letterature moderne euroamericane. È cugina del deputato cileno Isabel Allende Bussi. Il suo ultimo libro è intitolato L’isola sotto il mare. Nel Settembre 2010 è stata insignita con il Premio Nazionale Cileno per la Letteratura

Opere:

 La casa degli spiriti

D’amore e ombra

(… in aggiornamento …)

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Il Garcilasismo 23 luglio 2011

Posted by ackronos in Letteratura Spagnola.
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Il Garcilasismo, o “Juventud creadora” (“Gioventù creatrice”), è una delle correnti principali della poesia del periodo post guerra civile spagnola, all’interno di una più generale, denominata da Dámaso Alonso “Poesía arraigada”. La lista degli autori di questa corrente estetica include un gruppo dei poeti della generazione del ’36: Luis Rosales, Luis Felipe Vivanco, Leopoldo Panero, Dionisio Ridruejo e José García Nieto. Scrivono una poesia metrica tradizionale, aliena dalle avanguardie, con predominanza del sonetto e del poema chiuso e perfettamente costruito e risolto, in cui non vi è riferimento alla realtà difficile della Spagna dopo la guerra civile. Prende il relativo nome dalla rivista “Garcilaso”, diretta fino al terzo numero da José García Nieto che compare nel maggio del 1943 e vivrà fino al numero 36, nell’aprile 1946. Riuniva una serie di autori, “Juventud creadora” per lo più favorevole al regime Franchista che si riunivano al caffè Gijón di Madrid. Insieme alla rivista rivale “Espadaña”, di opposte concezioni politiche e che propugnava una poesia cosiddetta “tremendista”, hanno rappresentato le due correnti poetiche principali della poesia spagnola alla fine della guerra civile. Il quadricentenario della morte di Garcilaso de la Vega si celebrava nello stesso anno (1936) in cui la guerra civile è cominciata, e la sua poesia viene da questi giovani rivalutata: Garcilaso rappresentò per questi autori il poeta soldato, ansioso di una bellezza ideale, distante dalla realtà e dalla violenza della guerra. Il mondo è armonico, ben fatto e ordinato, in ogni caso anche melanconico. Gli argomenti dei garcilasisti, allora, sono quelli eterni della poesia: l’amore, la morte, Dio, il paesaggio castigliano, la Patria. La lingua dei poeti garcilasisti è classica, pura, libera, e in un certo senso, ravviva il Neopopularismo, che può essere trovato anche nella generazione del ’27. A questa tendenza si rifanno anche alcuni libri del poeta della generazione del ’27 Gerardo Diego, come Ángeles de Compostela e Alondra de verdad. Fra le produzioni più caratteristiche di questa corrente si possono segnalare quelle di José García Nieto, Víspera(1940) e Poesía 1940-1943 (1944); di Dionisio Ridruejo, PluralSonetos amorosos, Sonetos a la piedra; di Luis Felipe Vivanco, ossessionato dal passare del tempo, Cantos de Primavera e El descampado; di Leopoldo Panero, Escrito a cada instante; di Luis Rosales, Abril. Questo’ultimo si è evoluto verso la “poesia desarraigada”, così come Dionisio Ridruejo.

Giovanni Pisano – Scultura I 23 luglio 2011

Posted by ackronos in Scultura.
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Il pulpito della chiesa di Sant’Andrea di Pistoia è un’opera terminata nel 1301 nella quale si può misurare il rapporto con le analoghe opere scolpite dal padre (i pulpiti del Battistero di Pisa e del Duomo di Siena). Poche sono le testimonianze relative a quest’opera se non l’iscrizione in lingua latina che corre tra le arcatelle ed i parapetti in cui si testimoniano il committente Arnoldo, i tesorieri Andrea Vitelli e Tino di Vitale e l’artista Giovanni Pisano, lodatissimo artefice che in questo pulpito “seppe superare il padre in sapienza”. La struttura riprende quella del pulpito del Battistero pisano: di forma esagonale appoggia su sette colonne (sei ai vertici ed una centrale) di cui due sorrette da leoni stilofori ed una da uno straordinario telamone ricurvo, mentre la colonna centrale poggiante su tre grifoni alati ed infine le ultime tre poggiano direttamente a terra. L’organizzazione dei rilievi del parapetto, intervallati solo da altre figure collocate agli angoli, riprende invece il pulpito di Siena. Gli archetti trilobati che sorreggono la parte superiore sono più rialzati, quindi maggiore è lo slancio verticale dell’opera. Il programma iconografico del pergamo riprende i modelli paterni, con Allegorie nei pennacchio degli archetti, Profezie (ovvero Sibille e Profeti a figura intera) appoggiate sulle mensole dei capitelli, ed i cinque parapetti del pulpito con Storie della vita di Cristo:

  1. Annunciazione, Natività, Bagno di Gesù e Annuncio ai pastori
  2. Sogno dei Magi
  3. Strage degli Innocenti
  4. Crocifissione
  5. Giudizio Universale


Gian Lorenzo Bernini 21 luglio 2011

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Gian Lorenzo Bernini nacque il 7 dicembre 1598 a Napoli, città nella quale il padre Pietro,toscano nato nei dintorni di Firenze, anche lui scultore, si era da poco trasferito con la moglie, la napoletana Angelica Galante, per lavorare nel cantiere della Certosa di San Martino. Nel 1605 tornarono a  Roma  e   Pietro   ottenne la protezione del cardinale Scipione Borghese ed ebbe l’occasione di mostrare il precoce talento del figlio.

Giovanni Antonio Canal 21 luglio 2011

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Giovanni Antonio Canal, meglio conosciuto come il Canaletto (Venezia, 7 ottobre 1697 –Venezia, 19 aprile 1768), è stato un pittore e incisore italiano, noto soprattutto come vedutista. I suoi quadri, oltre a unire nella rappresentazione topografica architettura e natura, risultavano dall’attenta resa atmosferica, dalla scelta di precise condizioni di luce per ogni particolare momento della giornata e da un’indagine condotta con criteri di scientifica oggettività, in concomitanza col maggiore momento di diffusione delle idee razionalistiche dell’Illuminismo. Insistendo sul valore matematico della prospettiva, l’artista, per dipingere le sue opere si avvaleva talvolta della camera ottica.

Michelangelo – Scultura II 21 luglio 2011

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Verso il tredici-quattordici anni Michelangelo, a bottega dal Ghirlandaio, iniziò a frequentare su suggerimento dell’amico Francesco Granacci il giardino di San Marco, luogo dove Lorenzo de’ Medici aveva radunato una parte delle collezioni di famiglia di arte classica, sovvenzionando una scuola per giovani scultori sotto la sorveglianza di Bertoldo di Giovanni, anziano allievo e collaboratore diretto di Donatello. Sia le due edizioni delle Vite di Vasari (1550 e 1568), sia la biografia di Ascanio Condivi (1553) riportano l’episodio della Testa di Fauno. Michelangelo aveva scolpito una copia da un frammento antico, una testa appunto di un vecchio fauno, che era desideroso di mostrare al Magnifico in visita al giardino. Lorenzo apprezzò il lavoro, ma per motteggiare bonariamente il ragazzo, lo criticò dicendogli che il suo lavoro non era verosimile, poiché i denti che si vedevano dalla bocca dischiusa erano troppo perfetti, come nessun vecchio ha. Allora il giovane, mentre il signore completava il giro del giardino, in tutta fretta scalfì via un dente del fauno e cavò la relativa gengiva col trapano come se fosse uscito con la radice, e mostrò il miglioramento appena Lorenzo passò sulla via di ritorno. Il Magnifico, colpito dalla prontezza e la bontà d’animo del ragazzo decise di ospitarlo con la sua famiglia, prendendolo sotto protezione a Palazzo Medici. La statua era citata ancora da Benedetto Varchi nel 1564 (“una testa d’un Fauno antico”), né lui né le altre fonti accennano alla collocazione presente, testimoniando indirettamente come ai loro tempi essa fosse già perduta. Il Giardino e il palazzo Medici vennero infatti saccheggiati nel 1494dalla folla dopo la seconda cacciata dei Medici. Fomentati dalle prediche del Savonarola non è escluso che essi distrussero più opere d’arte ispirate al paganesimo del mondo antico. La scena del giovane Michelangelo che mostra la testa al Magnifico venne affrescata da Ottavio Vannini in palazzo Pitti, mentre il fanciullo che scolpisce la testa è oggetto di una statua ottocentesca di Cesare Zocchi, oggi a Casa Buonarroti e fatta oggetto di varie copie dallabottega Romanelli.

Il Mosè di Michelangelo 21 luglio 2011

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Il Mosè è una scultura marmorea (h 235 cm) di Michelangelo, databile al 1513-1515 circa, ritoccata nel 1542, e conservata nella basilica di San Pietro in Vincoli a Roma, nel complesso statuario concepito quale Tomba di Giulio II (in effetti il papa è sepolto in San Pietro insieme allo zio Sisto IV). Tra le prime scolpite per il grandioso progetto del mausoleo del papa, fu anche l’unica tra quelle pensate fin dall’inizio ad essere usata nel ridimensionato risultato finale, che vide la luce solo dopo quarant’anni di tormentate vicende. Il Mosè, grazie al suo vigore, al virtuosismo anatomico e alla sua imponenza (proporzionato al doppio del naturale) è una delle opere scultoree più famose di Michelangelo e della scultura occidentale in generale, esempio paradigmatico di quella “terribilità” che si riscontra nelle sue opere migliori.

H. P. Lovecraft 21 luglio 2011

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Howard Phillips Lovecraft (Providence20 agosto 1890 – Providence15 marzo 1937) è stato unoscrittore statunitense del fantasticoNon molto apprezzato dai critici del suo tempo (forse perché troppo innovativo)  non godette mai di buona fama se non dopo la sua morte. È oggi riconosciuto fra i maggiori scrittori di letteratura horrorinsieme ad Edgar Allan Poe, ed è considerato da molti uno dei precursori della fantascienzaangloamericana.  In particolare S.T. Joshi definisce l’opera di Lovecraft come: «un inclassificabile amalgama di fantasy e fantascienza, e non è sorprendente che abbia influenzato in maniera considerevole lo sviluppo successivo di entrambi i generi»

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ROMANZI:

  • La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath
  • Il tumulo
  • Il caso di Charles Dexter Ward
  • Le montagne della follia
  • La maschera di Innsmouth
  • L’ombra venuta dal tempo
RACCONTI:
  • L’orrore di Dunwich
  • Colui che sussurrava nelle tenebre
  • I sogni nella casa stregata
  • La cosa sulla soglia
  • Il prete malvagio
  • L’abitatore del buio